
Trascorrere le vacanze in un campeggio o in un villaggio dotato di piscina, oppure vicino al mare o a un lago assicura una vacanza ancora più bella. I bagni rinfrescanti assicurano benessere e divertimento ad adulti e bambini, ma per godere davvero i giorni di relax è essenziale osservare qualche norma di sicurezza, per evitare incidenti come traumi e annegamenti. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, negli ultimi anni in Italia si sono verificati circa 600 casi di annegamento, soprattutto in mare e in acque interne come laghi o bacini artificiali. E, purtroppo, la cronaca ha anche riportato casi di annegamento in piscina. Ecco quindi le regole da ricordare (e da insegnare ai bambini il prima possibile) per un bagno sicuro.
Immersione graduale dopo il sole e il pasto
Prima di fare il bagno è importante essere certi che la digestione sia completa. Un tempo si raccomandava di lasciare trascorrere tre o quattro ore prima di immergersi in acqua. Oggi, questa regola vale meno, anche per i bambini secondo quanto sostiene la Società Italiana di Pediatria, che sostiene come sia più importante immergersi gradualmente sia dopo un pasto, sia dopo essere stati al sole. Il contatto improvviso con l’acqua fredda può causare un rapido abbassamento della temperatura corporea, esponendo al rischio di una congestione. È bene quindi mettersi all’ombra per 10-15 minuti, quindi entrare in acqua gradualmente, bagnandosi prima le gambe, quindi i polsi, il petto e la testa. Queste regole vanno osservate con scrupolo ancora maggiore se ci si immerge in un fiume, dove l’acqua tocca spesso temperature molto basse.
In compagnia e nel rispetto delle regole
Le nuotate solitarie, lontane dallo sguardo altrui, andrebbero comunque evitate. I crampi, infatti, possono colpire chiunque, indipendentemente dall’abilità nel nuoto. Inoltre, quando si è da soli, si corre il rischio di non essere notati da motoscafi o imbarcazioni. Anche i provetti nuotatori devono rispettate le indicazioni e i divieti di balneazione, presenti perché, per esempio, il fondale è profondo o insidioso, c’è l’acqua inquinata, mulinelli creati da canali aspiranti e così via. È quindi bene essere prudenti e non esporsi a rischi. Infine, anche chi sa nuotare bene dovrebbe evitare di tuffarsi se il mare è agitato, anche se non si vedono segnali di divieto. È difficile, dalla riva, rendersi conto della forza delle onde, che possono fare bere e sommergere chiunque, creando anche un senso di soffocamento e di disorientamento. Il mare agitato inoltre genera forti correnti di risacca che possono trascinare al largo anche i nuotatori più esperti.
Occhio a scogli e spiagge solitarie
È meglio evitare di tuffarsi vicino agli scogli. In prossimità delle rocce che affiorano dall’acqua ce ne possono essere altre invisibili oppure i fondali essere bassi. Tuffandosi, quindi, si corre il rischio di battere la testa e procurarsi danni anche seri. È permesso tuffarsi dagli scogli solo se si nuota bene, scegliendo le altezze meno vertiginose e dopo aver ispezionato con cura il fondale circostante. Sempre per ragioni di sicurezza è bene diffidare di una spiaggia deserta, per quanto attraente sia la sensazione di essere padroni di un tratto di arenile. Potrebbe essere un luogo frequentato dalle meduse, oppure l’acqua essere inquinata per scarichi fognari. Per essere sicuri sul luogo che si è scelto per il bagno, è utile rivolgersi al locale Ufficio del turismo.
I rischi di laghi, bacini artificiali e fiumi
Un lago non è più sicuro del mare e può nascondere insidie. È più difficile stare a galla nell’acqua dolce che in quella salata. Inoltre, in un lago o in uno stagno possono nascondersi buche o voragini, fondali fangosi in cui è facile affondare, mulinelli che possono risucchiare e trascinare a fondo anche un nuotatore esperto. Le correnti dei fiumi e a volte non si vedono perché sono sotterranee, quindi possono cogliere alla sprovvista e trascinare verso il fondo anche chi se la cava bene con l’acqua. Il rischio è più alto con i bambini e con chi non è un abile nuotatore. Quindi, prima di immergersi in un fiume all’apparenza placido, è bene informarsi dell’esistenza di correnti in un determinato punto.
Attenzione ai bambini ovunque ci si trovi
I bambini vanno sorvegliati sempre, in modo particolare quando sono piccoli e non sanno nuotare, ma anche se sono più grandicelli e hanno una buona dimestichezza con l’acqua. Sono sufficienti dieci secondi perché un bambino scompaia sulla spiaggia e finisca sott’acqua senza che nessuno se ne accorga. È successo e, purtroppo, continua a succedere ogni anni. Quindi, per i genitori, il consiglio è via lo smartphone, via le letture distraenti e le conversazioni che portano via l’attenzione del bambino. Si deve stare anche vicino a lui, al mare o in piscina, per afferrarlo in caso di necessità. Se si è in piscina, è bene restare sempre vicino ai bambini perché il rischio di annegamento c’è anche qui. Come purtroppo hanno riportato di recente le cronache, i bocchettoni aspiranti che garantiscono il ricambio dell’acqua possono trasformarsi in una trappola se si impigliano i capelli, parti del costume o addirittura un arto, nel caso di bambini piccoli.
Uscire dall’acqua subito se piove
Quando iniziano a cadere le prime gocce di pioggia, è necessario uscire subito dall’acqua, anzi è meglio allontanarsene il più possibile. Le piogge estive sono spesso accompagnate da temporali improvvisi, con fulmini e tuoni. L’acqua infatti è un buon conduttore di energia elettrica e spesso i fulmini tendono a scaricarsi nell’acqua e nelle zone circostanti. Quando questo avviene, la corrente elettrica si disperde nell’acqua, raggiungendo anche i bagnanti.
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